BLEFAROCALASI

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DEFINIZIONE ED ETIOPATOGENESI
Per blefarocalasi si intende una patologia ereditaria caratterizzata da un cedimento della cute palpebrale, che diviene progressivamente ridondante, atrofica e di aspetto rugoso, tanto da poter essere sollevata in pliche.  
La ricorrenza di fenomeni edematosi altera e separa progressivamente i tessuti palpebrali. In particolare, si verifica una ipotonia del muscolo orbicolare, dell’elevatore palpebrale  
e dei tendini, parallelamente ad una atrofia dei tessuti sottocutanei. Ne consegue una progressiva separazione della cute dai muscoli, ed un suo cedimento al di sopra delle ciglia, con ripercussioni sulla percezione perimetrica. 
La patologia esordisce in età puberale e, con il trascorrere degli ann, gli episodi divengono via via meno numerosi. L’eziologia è ancora in parte sconosciuta, ma analisi di carattere istopatologico indicano che potrebbero svolgere un ruolo rilevante sia una lisi delle fibre elastiche, sia le IgA, sia altri processi infiammatori. È dunque verosimile un  processo autoimmune.

CLASSIFICAZIONE
Si riconoscono 2 forme di blefarocalasi: 

  • ATROFICA caratterizzata dal riassorbimento dell’adipe orbitario

  • IPERTROFICA erniazione dell’adipe orbitario

QUADRO CLINICO, DIAGNOSI E DIAGNOSI DIFFERENZIALE 
Clinicamente, la blefarocalasi si caratterizza per una cute palpebrale che diviene progressivamente sovrabbondante, atrofica e rugosa tanto da poter essere sollevata in pliche. 
Nei casi più gravi si può osservare uno stiramento dei tendini cantali e dell’aponeurosi del muscolo elevatore con conseguente ptosi palpebrale.
Nella diagnostica differenziale è importante distinguere questa patologia dall’angioedema e dall’orticaria da farmaci.


TERAPIA
La terapia è esclusivamente chirurgica. Tuttavia, alcuni studi attribuiscono un ruolo alla Doxiciclina nell’ inibire le metalloproteasi della matrice presenti nei tessuti dei pazienti affetti. Ciò comporterebbe un miglioramento del quadro clinico, ma non la sua risoluzione. Altri studi, inoltre, mostrano come, in fase acuta, la patologia risponda positivamente all’uso di acetazolamide.
La risoluzione del quadro clinico prevede un intervento di blefaroplastica superiore associato alla correzione dell’eventuale ptosi.
Lo scopo della blefaroplastica superiore è quello di eliminare l’eccesso di tessuto, cutaneo ed adiposo, rimodellando al tempo stesso la piega palpebrale per renderla maggiormente definita e profonda. Se è presente ptosi palpebrale, si provvederà a correggerla, mediante asportazione di una porzione del muscolo elevatore, oppure mediante il rinforzo dell’aponevrosi dell’elevatore, a seconda della gravità del quadro clinico.

COMPLICANZE
La complicanza più temibile di tale procedura, è rappresentata dalla ptosi palpebrale, che, quando presente, inficia sia il risultato estetico che funzionale.

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